di Stefano Radaelli
Nell'autunno 2009, per iniziativa di Beppe
Grillo e del suo consulente web Gianroberto Casaleggio, nasce il
MoVimento 5 Stelle. Qualche mese prima le Liste Civiche a 5 Stelle hanno
conquistato seggi in ben 30 comuni, fra cui alcuni capoluoghi di
provincia come Bologna, Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Pesaro, Livorno.
Nel capoluogo emiliano il candidato sindaco a 5 Stelle, il ventinovenne
Giovanni Favia, totalizza quasi 7500 preferenze, il 3,3%. L'esperienza
di Favia in consiglio comunale, tuttavia, è interrotta anzitempo dallo
scandalo che travolge il neosindaco Flavio Delbono e porta a 14 mesi di
commissariamento. Le elezioni regionali e amministrative del 2010
rappresentano quindi il primo banco di prova per il neonato MoVimento,
che assume un respiro sempre più nazionale. Stando alla mitologia
ufficiale sono i MeetUp, i gruppi locali del movimento, organizzati
attraverso l'omonimo social network e in cui ‘ognuno vale uno’, a
scegliere i propri candidati. La realtà è un po' diversa: spesso la
scelta dei candidati è di fatto imposta dal ‘vertice’ non eletto del
MoVimento, il tandem Grillo-Casaleggio, sulla base di criteri che nulla
hanno di democratico. Ad ogni modo, sia in Emilia-Romagna che in
Piemonte il M5S piazza due consiglieri in regione, ottenendo
rispettivamente il 6% e il 3,67% dei voti. Nel comune di Bussoleno in
Val di Susa, dove il M5S è attivo nella mobilitazione NoTAV, il
candidato Davide Bono totalizza addirittura il 28,8% delle preferenze.
