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lunedì 26 marzo 2012

Articolo 18, precarietà, sfruttamento. La parola d’ordine é Resistere !

 
di Stefano Radaelli

È innegabile che le riforme del mercato del lavoro varate in Italia da governi di diverso colore politico negli ultimi vent'anni abbiano fatto piombare migliaia di lavoratori in una condizione di crescente precarietà.
Le iniziative del governo Monti in materia di lavoro rappresentano, in questo senso, il culmine di un processo avviato nel 1993 con il protocollo d'intesa fra governo e parti sociali, proseguito con il "pacchetto Treu" del 1997, il decreto legge n. 368 del 6 settembre 2001 che ha di fatto liberalizzato i contratti a termine, e la legge Biagi del 2003. Tutto questo, nel contesto di ripetuti tentativi di (contro)riforma del sistema pensionistico e di attacchi allo Statuto dei Lavoratori, di politiche economiche improntate alla privatizzazione di importanti rami del settore pubblico, e di un'offensiva "d'avanguardia" condotta da alcuni settori del padronato nei confronti dei propri dipendenti, di cui la "dottrina Marchionne" rappresenta forse il caso più significativo.

domenica 4 marzo 2012

L’opinione Giovani sfigati e yuppies di governo



di Giuliano Brunetti

Nelle ultime settimane, abbiamo ascoltato una lunga serie di affermazioni provocatorie contro i giovani e i lavoratori da parte di esponenti del governo ‘tecnico’ delle banche, dei padroni e degli speculatori. Tra queste la dichiarazione: ‘Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfi-gato‘. A fare questa considerazione non è un qualsiasi incartapecorito dinosauro del Governo, ma la sua mascotte, il giovane Michel Martone, un vero e proprio succes boy. Michel Martone è effettiva-mente un personaggio da record: si è laureato in Giurisprudenza a soli 23 anni, è diventato ricercatore a 26 e professore ordinario di Diritto del Lavoro a 31. Insomma una carriera anomala, rapida, tutta in ascesa. Di fronte a un’ascesa così brillante ogni sospetto, ogni perplessità dovrebbe svanire e lasciare posto all’am-mirazione per una figura eccezionale. Purtroppo, veniamo a scoprire che la rapidissima carriera del brillante vice-ministro non è da attribuire semplice-mente al fatto che non è uno sfigato, ma alle classiche raccomandazioni, cono-scenze, amicizie e favori tra compari.