di Stefano Radaelli
È innegabile che le riforme del mercato del lavoro varate in Italia da governi di diverso colore politico negli ultimi vent'anni abbiano fatto piombare migliaia di lavoratori in una condizione di crescente precarietà.
Le iniziative del governo Monti in materia di lavoro rappresentano, in questo senso, il culmine di un processo avviato nel 1993 con il protocollo d'intesa fra governo e parti sociali, proseguito con il "pacchetto Treu" del 1997, il decreto legge n. 368 del 6 settembre 2001 che ha di fatto liberalizzato i contratti a termine, e la legge Biagi del 2003. Tutto questo, nel contesto di ripetuti tentativi di (contro)riforma del sistema pensionistico e di attacchi allo Statuto dei Lavoratori, di politiche economiche improntate alla privatizzazione di importanti rami del settore pubblico, e di un'offensiva "d'avanguardia" condotta da alcuni settori del padronato nei confronti dei propri dipendenti, di cui la "dottrina Marchionne" rappresenta forse il caso più significativo.

